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Riflessioni sull'acqua
E' mattina e la mattina e' sempre il momento più bello a Kiirua. Ci si sveglia in una frenesia generale, lo spazio della colazione è rapito dalla curiosità di vedere i preparativi della giornata. Gli operai preparano il materiale, caricano i tubi, riempiono i serbatoi dei mezzi, caricano le mazze e gli scalpelli per frantumare anche le rocce più dure, poi parte la prima squadra a bordo delle jeep. Sono diretti in foresta per la manutenzione della linea. Si scarica il camion, pieno di pietre raccolte il giorno prima, rientrando da Nkando. Gli operai salgono nel cassone e si avviano di nuovo verso Nauchi. Il trattore raccoglie la squadra più numerosa: molti sono arrampicati intorno alla cabina, altri sono nel carro. Trasportano tubi, pietre e sabbia: oggi poseranno 30 o 40 tubi nelle trincee rocciose; la gente tornerà affaticata al campo base.
Poi partono i supervisori del progetto, in bicicletta percorreranno le strade di sempre, polverose e assetate di pioggia. In questi giorni la corsa e' contro il tempo, occorre posare più condutture possibili e chiudere le trincee prima che la pioggia si abbatta tempestosa sulle campagne rosso fuoco, dove il mais ed i fagioli attendono febbrilmente l'inizio della nuova vita.
Lentamente la base si svuota ed aleggia quest'aria di grande attività, di frenesia. L'immenso cielo africano sprigiona una calma che le fa da contrasto, e la giornata s'avvia semplicemente verso il suo corso naturale.
Non mi è mai successo di fare esperienza della necessità d'acqua, di comprendere pienamente cosa sia la sete e come la mancanza di un elemento vitale possa condizionare l'intera esistenza. Eppure, ho visto mondi dove la sete fa parte dell'esperienza culturale dell'uomo, dove le croste secche di campi sterminati sono paesaggi quotidiani, dove le piante restano rigide e brune per mesi perché le piogge non sono durate a sufficienza ed il raccolto non è giunto a maturazione.
Da poco sono rientrato dal Kenya. Abbiamo parlato a lungo dell'acqua, abbiamo studiato, percorso lunghe distanze per vedere ancora una volta i villaggi, pianificato e costruito, abbiamo tracciato linee sulla carta seguendo le piste polverose. Piano piano ha preso forma un acquedotto che servirà 60.000 persone: sedici comunità si sono impegnate nella sua costruzione e nell'organizzazione delle reti di gestione; tutti i giorni si lotta con un ambiente faticoso, con un caldo penetrante ed un sole che acceca.
L'acqua è un bene dell'umanità, è il diritto alla vita. Le modalità con le quali l'uomo gestisce questo patrimonio non sono scontate, ma devono essere il frutto di un dibattito consapevole. Le fatiche di chi deve vivere contando le gocce che escono dalla tanica ci ricordano che le risorse sono limitate, che implicano una gestione consapevole, che molto deve essere ancora fatto. C'è gente per cui una nuova distribuzione dell'acqua vuol dire una nuova vita, per i quali questa acqua significa poter lavare e curare i propri figli, potersi addormentare sazi, significa poter allevare qualche animale in più, significa non dover trascorrere tutta la giornata in cammino. Nel mezzo del Kenya ho visto scalpelli e mazze d'acciaio ritorti su se stessi dai tanti colpi scagliati contro la roccia per scavare le trincee ed ho visto la soddisfazione del posare i tubi e riempirli di acqua limpida e fresca, ho sentito il vociare delle donne in fila per prendere acqua alle fontane dei loro villaggi.
L'acquedotto di Kiirua è un'opera imponente fatta da mille mani. Sul Kathita, a 2500 m di altezza, l'acqua viene catturata dai tumultuosi deflussi di un torrente impetuoso, la tubazione corre nella foresta fino al tunnel scavato faticosamente nella roccia per attraversare la costa della montagna e da qui, ancora a perdifiato, fino ai bacini di sedimentazione.
Le acque procedono poi più calme, nelle tubazioni interrate fino a raggiungere i primi villaggi: ogni comunità ha costruito il proprio acquedotto locale e già beve dalle fontane. I tubi diventano sempre più piccoli correndo verso valle e la terra diventa sempre più secca, il suolo è deserticamente roccioso, la vegetazione si dirada e la polvere delle strade, alzata dal vento, offusca la vista. E' bello vedere tubi con diametro sempre inferiore: testimoniano che l'acqua, catturata dal fiume, ha saziato molta gente. Dall'alto delle Kinyenjere vedo la vallata del Ruguthu che si estende fino alla savana e fin quasi al limitare della vista, dove le linee della terra si confondono con il cielo, là dovrà arrivare la nostra acqua. C'è ancora tantissimo da fare.
L'area raggiunta dall'acqua ha una superficie di poco più di 250 km2, sono stati posati 50 km di linea principale dell'acquedotto ed altri 20 km di diramazioni secondarie, per creare le reti di distribuzione ai villaggi: oggi, cinque delle sedici comunità hanno l'acqua e sono state costruite 25 fontane pubbliche. Ogni famiglia utilizza 4-5 jerican al giorno, quasi 100 litri di acqua pulita per bere, cucinare, lavarsi e per l'abbeveraggio degli animali. Le linee principali dell'acquedotto sono quasi complete, mancano circa 8 km, ma molto c'è ancora da fare per le diramazioni degli acquedotti nei villaggi. Attualmente sono stati completati cinque acquedotti secondari e sono state posizionate diverse fontane temporanee, allacciate direttamente alla linea principale per poter servire il maggior numero di persone possibile. Occorre completare velocemente le opere perché ogni comunità possa avere acqua sufficiente per tutti e punti di distribuzione all'interno del proprio villaggio.
Il progetto vive in questo periodo una fase intensa e positiva, ricca di lavoro, di incontri, di discussioni e di crescita. L'equipe, formata da 14 kenyoti e 2 italiani, Ludovico e Massimo, è composta dal personale tecnico per la progettazione degli impianti e per la direzione dei lavori, dal personale operativo per la costruzione e l'organizzazione delle squadre di operai, e dagli animatori sociali, il cui ruolo di collegamento con le comunità, di ascolto delle richieste e delle esigenze e di comune pianificazione rappresenta da sempre l'elemento cruciale del progetto. Ciascun sistema locale, infatti, viene progettato nel corso dei numerosi incontri con le comunità, attraverso la condivisione delle scelte, anche tecniche, ed attraverso il dialogo e la valutazione dei problemi e dei desideri. Co-operare significa lavorare insieme, crescere insieme ed insieme scegliere le forme di rappresentanza e di partecipazione attraverso le quali la comunità stessa possa decidere cosa è meglio per se stessa, in forma partecipata, appunto.
Parallelamente alla realizzazione dei lavori, aumentano le richieste per avere l'acqua, per espandere la rete di distribuzione, per aggregare nuove aree. In questo senso, molte delle nostre energie sono spese nel tentativo di ri-orientare il nostro operare, perché sia rivolto sempre più a realizzare un progetto comunitario, condiviso e co-progettato.
Rientro in Italia con la consapevolezza che ogni forma di trasformazione ambientale modifica gli equilibri del territorio, in senso sociale e culturale. Ritengo che le trasformazioni che proponiamo apportino un miglioramento delle condizioni di vita della gente, e che pertanto siano valide e necessarie. D'altro lato, molta attenzione va posta alle modalità di coinvolgimento delle comunità locali, alle problematiche ed alle tensioni che si sviluppano, alla modificazione di equilibri socio-culturali sempre in evoluzione. Bisogna saper ritornare sui propri passi e modificare ciò che non è stato compreso. La comprensione di tali equilibri ambientali e culturali è estremamente difficile, è il punto cruciale del progetto: è su di questo che si gioca la sua sostenibilità in futuro.
In tal senso, l'arrivo dell'acqua è un'occasione di crescita e di arricchimento per le comunità di Kiirua: fornisce loro l'opportunità di sperimentare nuove forme di autonomia locale e di auto-organizzazione. L'acqua, bene comune dell'umanità, simbolo del diritto all'esistenza di ogni uomo e donna, è davvero per noi un'esperienza di vita e di partecipazione democratica. novembre 2002 - Roberto Zanzucchi
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Water the gift of humanity
Republic of Kenya. Kathita and Kiirua Water Project
Sedimentation basins
CEFA Italian NGO, European Committee for Agricultural Training, Diocese of MERU, with the contribution of the Italian Government and the European Union
The morning is always the best part of the day in Kirua. There is a general excitement and everybody is curious about the task of the day. The workers set up the materials, load the pipes, fill up the vehicles' tanks ,load hammers and chisels able to crash even the hardest rocks; then the first team leaves with a jeep towards the forest for the maintenance job. The rocks collected the day before, back from Nkando, are unloaded from the lorry. The workers jump on the lorry and go to Nauchi. A tractor is waiting for the team : many workers climbed all around the cabin, others are inside the lorry. They carry pipes, rocks and sand : today they will lay 30 or 40 mts of pipes in the rocky cuttings; people will come back tired to the base.
It's the turn now of the project supervisors :they will ride their bikes over the usual roads, dusty and dry in absence of rain. In these days one has to work quickly and lay as many pipes as possible and close up all the cuttings before the heavy rainfalls.
Slowly the base empties, while a great calmness arrives and the day returns within its routine.
I never had the experience of needing water ,of understanding what thirst is,of understanding how and how much the lack of water can condition the entire life ; but I have seen areas where thirst is part of a man's life, where dry fields are normal ,where plants remain rigid and brown for months as the rain did not last long enough and the crop never matures.
I have just come back from Kenya
We talked a lot about water, we have studied, we have travelled long distance in order to see once again the villages, we have planned and built, we have drawn lines on maps following dusty tracks.
Very slowly it came out a plan of a water pipeline which will serve 60.000 people : 16 communities are committed in its construction and in setting up the framework; every day one has to battle against a tiring and difficult climate, with an unbearable heath and a blinding sun.
Water is a gift to mankind , water is the right to life.
The way men handle this fortune is not an obvious , routine way but has to be carefully done.
The trouble of the ones who have to survive just counting the few drops of water out of a tank, is a reminder that resources are limited, have to be carefully used, and that a lot still has to be done.
There are people for whom a new water supply means new life, means being able to wash and taking care of their children, means going to bed serene, means breeding some animals, means not to have to walk the whole day to fill up a water tank. I have seen in Kenya hammers and chisels completely bent after having been used so much against the rock while digging for cuttings and I have seen the great satisfaction in laying the pipes and in filling them with fresh water and I have heard women chatting while queuing for water at the fountain at their villages.
The Kiirua water pipeline is a massive work ,built by thousands of people.
The water is collected from a rough river at 2500 mts altitude on the Kathita mountain; the pipeline runs though the forest down to the tunnel dug into the rock ,it crosses the mountain slope and flies down to the catch basin ; then the water flows calmly in the pipes underground and reaches the first village. The community has built its own water pipe and is now able to drink from the fountain.
The overall area where the community can now have access to water has a surface of some 250 sq km; over 50 km of pipes have been laid down and further 20 km of secondary by pipes can now reach the villages : today 5 out of the existing 16 communities have water ; 25 public fountains were built.
Every family uses 4-5 jerry can of water every day ( some 100 litres ) : water to drink ,to cook ,to wash and also to water the animals.The main lines of the water pipe are almost complete : 8 km are still to be laid down, but there is plenty to do for the branch-lines to the villages. At the moment 5 secondary pipelines have been completed and various temporary fountains were set up, which, linked to the main line, can serve as many people as possible. We have to finish quickly this task so that each community can have enough water for all the distribution points inside the village.
At this point of the project, there is a great activity : lots of work,plenty meetings,discussions,debates. Every work to be done locally is planned and discussed with the local community in many meetings; we discuss about the objectives, the technical aspects, and the problems.
Cooperation means working together, growing together and together select the representation and partecipation means which would best suit the community. This is why the water just arrived in Kiirua is an opportunity for growth and enrichment : it will give also the opportunity to experiment new methods of local autonomy and self-organization.
Water, symbol of the right to survive for every man and woman, mankind 's weal, for us is a real life experience and a chance of more democracy
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